lunedì 25 dicembre 2023

800 anni e non sentirli - Presepe in chiesa 2023

La storia della propria amicizia con Dio si sviluppa sempre in uno spazio geografico che diventa un segno molto personale, e ognuno di noi conserva nella memoria luoghi il cui ricordo gli fa tanto bene. Chi è cresciuto tra i monti, o chi da bambino sedeva accanto al ruscello per bere, o chi giocava in una piazza del suo quartiere, quando ritorna in quei luoghi si sente chiamato a recuperare la propria identità.
Cfr Laudato si’ n. 84, Papa Francesco

Ottocento anni fa, un uomo, poco meno che quarantenne, era in un piccolo paese sugli appennini, luogo di cui era innamorato perché gli ricordava quello della Palestina, che aveva visitato un paio d’anni prima. In questo paesello quest’uomo, al secolo Francesco di Pietro di Bernardone, per gli amici San Francesco d’Assisi, decise di rappresentare i disagi in cui si è trovato il Bambino nella notte di Natale.

Durante la predica di quella notte Francesco definisce Greccio come un’altra Betlemme: siamo nel 1223, due anni prima si era conclusa la V Crociata. Francesco  “inventando” il presepe ci sprona a vivere una fede in movimento, la nascita di Gesù non è un evento passato definito da uno spazio preciso, non è un evento da ricordare, la nascita di Gesù avviene in uno spazio attuale della nostra anima, è un evento da vivere e far vivere nella nostra quotidianità!

Il presepe di quest’anno è ambientato in una stagione, quella autunnale, che forse sembra la meno adatta ad un evento gioioso come la nascita di Gesù. Il Natale lo festeggiamo a dicembre (in inverno), rappresenta la vita nuova (primavera) e dona gioia al mondo (estate)... che c'entra l'autunno? 

Tutti conosciamo Soldati di Ungaretti: Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie. San Francesco a Greccio, manda un chiaro messaggio al papa: come può la Chiesa gioire della riconquista di Gerusalemme se ciò implica l'uccisione di chi ci vive? Come Gesù si è fatto umile nella mangiatoia, anche noi, in quanto cristiani, siamo chiamati a farci umili e servire il prossimo, indipendentemente dalla sua provenienza, religione o lingua: non c’è motivo di sentirci superiori ad altri. La guerra da far cessare è prima di tutto quella che alimentiamo quotidianamente con il nostro chiacchiericcio, i nostri pregiudizi, il nostro sentenziare affidandoci solo a ciò che dice una delle parti (magari quella che piace a noi!). Quelle foglie cadute sul presepe, rappresentano quella parte di noi stessi che si corrompe e si rovina ogni volta che lasciamo vincere il male, la violenza e l’ira nelle nostre relazioni quotidiane.

Le nostre famiglie, i nostri compagni di classe, i nostri colleghi, sono tutti luoghi in cui dovrebbe essere sempre primavera, tutti luoghi in cui lo stare insieme, il condividere spazi e tempi dovrebbero favorire una crescita comune, una condivisione generatrice di bene; invece spesso sono degli autunni, luoghi in cui “ognuno pensa al suo orticello”, si parla di ciò che accade, ma non ci si confronta; si racconta ciò che ci succede, ma si fatica a chiedere consigli; si emettono sentenze, ma non si suggeriscono vie alternative. Ecco, il nostro autunno interiore è la stagione in cui Gesù Bambino, ancora più che nelle altre, ci chiama alla sua culla, ci chiede di prenderci cura di Lui, ci chiama ad essere strumenti d’Amore affinché presto possa tornare a regnare la Gioia nei nostri cuori.

La nascita di Gesù è dono di Dio per l’umanità: dono, non regalo! Regalare richiama "regalità", quindi il riconoscere qualcosa a qualcuno in virtù di ciò che è o ha fatto. Donare, invece ha un’origine molto più intima, significa offrire in pegno qualcosa che testimonia amore e farlo in modo incondizionato, senza sentire di dovere nulla all’altro e senza nulla pretendere dall’altro. Gesù ci è stato donato come atto d’Amore! Quante cose troveremo sotto l’albero e quante cose ci siamo preoccupati di trovare in giro per negozi o siti web, ma sono stati regali o doni? 

Sicuramente quest’anno la nostra comunità ha ricevuto due grandi doni, avete contato gli alberi? Sono sei, come sei sono le parrocchie della nostra Comunità Pastorale. I doni ricevuti arrivano dall’arcivescovo: sono don Maurizio, il nostro parroco, e don Giovanni, il nostro vicario parrocchiale (o viceparroco, come piace a lui)! I sacerdoti sono sempre meno, ricevere in dono un sacerdote per Burago, non è cosa scontata, proprio un dono, guai a sciuparlo!

Infine, un elemento tanto importante quanto invisibile. Questo presepe, come ogni anno, è stato realizzato dai giovani della nostra parrocchia, una decina di ragazzi che per un mese abbondante, la sera, dopo università, ripetizioni, lavoro (perché sì, anche i giovani fanno qualcosa nella loro vita), si sono messi in gioco per realizzare ciò che state vedendo. Segno che solo lavorando insieme, vincendo la pigrizia, la vocina che dice di rimanere sul divano, è possibile fare cose grandi, cose - speriamo - belle, doni di cui tutta la comunità può godere.

Speriamo che, con il nuovo anno, nuovi giovani, nuovi adulti, nuovi pensionati, si facciano dono per le diverse attività oratoriane e parrocchiali: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi» (cfr Mt 9,37)

Perché arde la lampada? Perché è stata accesa.
La lampada è viva, è piena di vita, perché ha ricevuto il fuoco.
Ecco perché siamo vivi: perché abbiamo ricevuto la vita.
La vita è un dono. Chi vive, vive di una vita ricevuta.
Noi riceviamo la vita da Gesù che è la vita del mondo.
Dal Messaggio per la festa di apertura degli oratori 2023,
S.E. Mons. Mario Delpini

Spacchettate il dono della Gioia,
spalancate le porte alla luce!

Buon Natale e felice anno nuovo!
I giovani del Presepe


1 commento:

  1. Carissimi, ho letto la nota posta davanti al Presepe allestito in Parrocchia, l'ho riletta sul sito dell'oratorio con più calma e mi ha commossa, l'ho sentita mia, vi ringrazio non solo per la Sua creazione (ogni volta attesa con curiosità) davvero bella ma anche per il coraggio e la delicatezza con cui sono stati trattati gli argomenti veri si ma incoraggianti nel
    cambiamento. Così come sia sconfortante nel sentire ad ogni piè sospinto il tentativo di mutarne il significato, pensando di sostituirlo con un altro nome I fratelli di altre religioni che vivono nel nostro paese, non hanno mai protestato per le nostre feste religiose, così come noi abbiamo rispetto per le loro in nome di una convivenza civile. Il tentativo di trasformare la festa del Natale come festa dell'inverno è il pretesto per farne una mera operazione commerciale. Un grazie di cuore per tutto l'impegno profuso. Desidero e vi auguro che l'appello per nuove braccia sia ascoltato e accolto. Buon Anno.

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